Il mese di ottobre che si è chiuso da poco si è portato via due giovani vite, diventate famose una per meriti sportivi e una per i casi (terribili) della vita.
La loro morte mi ha toccato molto, eppure non conoscevo personalmente nessuno dei due.
Di uno avevo ammirato la grinta e la gioiosità in pista, a me che non amo i campioni che "se la tirano", quel ragazzo con la parlata simpatica e la testa di Napo Orso Capo piaceva proprio.
Della seconda avevo scoperto solo da qualche mese l'esistenza, già gravemente segnata dalla malattia, e il suo coraggio, la sua voglia di farcela, la sua forza e la sua schiettezza me l'avevano subito fatta ammirare e seguire con affetto, come si farebbe per una amica che ci sta a cuore.
Lui cosciente di rischiare ogni volta ("se hai paura di farti male... stai a casa!"), lei intimamente consapevole che le sue condizioni non sarebbe mai migliorate, che non ci sarebbe stato ritorno a casa...
Ora entrambi non ci sono più, volati via troppo presto, con ancora tanto da vivere, tanto da dare e da ricevere.
A mamma Roberta, mamma Rossella e papà Paolo dedico queste parole, lette in un libro tempo fa:
"... noi non abbiamo i figli, li riceviamo.
E qualche volta non è per tanto tempo quanto avremmo previsto o sperato,
ma comunque è molto meglio che non averli avuti affatto."
(tratto da "La custode di mia sorella")
















